– Un uomo sull’ottantina (che mi ha fatto evocare una canzone di Giancane), ha bloccato tutta la fila degli imbarchi perché voleva andare in bagno prima che altre persone si sedessero. Non ne ho capito il senso. “Io ho pagato e voglio andare in bagno quando voglio” continuava a ripetere. E pretendeva che la gente restasse ad aspettarlo, senza sedersi. Ancora una volta, a nulla sono valse le spiegazioni del personale di volo, sul fatto che i bagni non fossero accessibili prima del decollo, lui continuava a insistere e a imprecare.
Anche in altri momenti del volo, lo stesso vecchietto richiedeva attenzioni particolari, come che venissero spente le luci in aereo o che si regolasse la temperatura dell’aria condizionata a suo piacimento, perché lui aveva pagato e quindi voleva decidere.
– Un bambino piccino ha continuato a piangere per quasi tutto il volo. E poverino, non è colpa sua, i bambini piangono per sfogare una frustrazione, quindi pazienza. Però dovete considerare questo elemento insieme a tutto il resto.
– Un’altra bambina ha cantato tutta la colonna sonora di Frozen per ore. “Let it go, let it gooooo” che all’inizio ti può fare anche tenerezza, ma dopo due ore vuoi solo imbavagliarla.
– Un gruppo di soggetti adulti ha iniziato, probabilmente in risposta, a cantare le canzoni di Tony Tammaro. “Patrizia”, “O Trerrote”, “Il rock dei tamarri”.
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